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	<title>Innovatorieuropei-Europa's Weblog</title>
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	<description>Il FORUM di discussione del Gruppo EUROPA di Innovatori Europei</description>
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		<title>Innovatorieuropei-Europa's Weblog</title>
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		<title>L’Ue e il Partenariato orientale</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 11:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<description><![CDATA[ 
L’Ue e il Partenariato orientale: tra sfere di influenza e soft power i paesi del Caucaso sono fuori dall’ allargamento 
Di Alessia Centioni – Innovatori Europei Europa
La Commissione europea ha annunciato la nascita di un nuovo e ambizioso progetto: si tratta del Partenariato orientale attraverso cui saranno potenziate le relazioni politiche, economiche (in particolar [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=44&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://innovatorieuropei.com/editoriali/2008/12/18/ue-e-partenariato-orientale/" target="_blank"><img src="http://www.innovatorieuropei.com/media/img_edit/europa__.bmp" alt="" /> </a></p>
<p><strong><a href="http://innovatorieuropei.com/editoriali/2008/12/18/ue-e-partenariato-orientale/" target="_blank">L’Ue e il Partenariato orientale: tra sfere di influenza e soft power i paesi del Caucaso sono fuori dall’ allargamento </a></strong></p>
<p>Di Alessia Centioni – Innovatori Europei Europa</p>
<p>La Commissione europea ha annunciato la nascita di un nuovo e ambizioso progetto: si tratta del Partenariato orientale attraverso cui saranno potenziate le relazioni politiche, economiche (in particolar modo quelle legate all’energia) tra l’Unione europea e Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaijan e Bielorussia.</p>
<p>La prospettiva europea, indirizzata ad una nuova generazione di accordi di associazione, tende a realizzare sia un’integrazione maggiore tra le economie di questi paesi e quelle degli Stati membri, sia la semplificazione normativa legata allo spostamento delle persone, nonché la stabilità degli scambi delle risorse energetiche.</p>
<p>Ed è proprio in materia di energia e di assistenza finanziaria che si ravvisa l’affare più significativo della nuova strategia di associazione con i paesi dell’Europa orientale. Per realizzare i benefici di un’intesa economica tra l’UE e i “sei” sarà necessario un forte e reciproco impegno politico per garantire un futuro più stabile e sicuro all’Europa e alle regioni caucasiche.</p>
<p>Mentre Barroso respinge l’interpretazione di chi vede nel partenariato la divisione dell’Europa orientale in sfere di influenza, il Presidente della Commissione, ribadendo le buone relazioni tra Bruxelles e Mosca, parla al contrario di soft power e della capacità di attrazione degli accordi tra l’UE con i “sei”. Tuttavia la Russia continua ad essere considerato un paese “riluttante” come indica lo studio CEPS (“La politica di vicinato due anni dopo: è il tempo di PEV-plus”), e per questo il Cremlino richiede un trattamento speciale, non considerandosi semplicemente paese vicino, bensì partner strategico dell’Unione europea.</p>
<p>Per la Commissaria alle Relazioni esterne Benita Ferrero-Waldner “il partenariato garantirà un’integrazione più approfondita nell’economie dell’Unione e regole più semplici per i cittadini dei paesi partner che viaggiano nell’UE”, e aggiunge che ,“l’approccio dell’ UE continuerà ad articolarsi in programmi su misura per le esigenze dei singoli paesi, benché su scala diversa e con l’aggiunta di una forte dimensione multilaterale. Con questo nuovo pacchetto di misure offriamo anche un sostegno più approfondito per aiutarli a conseguire i loro obiettivi”.Gli accordi prevedono una struttura molto efficace per rafforzare le relazioni tra l’UE e i partner dell’Est nonché un rilevante stanziamento di fondi che raggiunge i 350 milioni di euro e riprogramma quelli già stanziati per arrivare entro il 2013 a 600 milioni di euro. I punti fondamentali degli accordi dell’Unione con i “sei” prevedono la gestione integrata delle frontiere, il sostegno per lo sviluppo di piccole e medie imprese, lo sviluppo dei mercati regionali dell’energia elettrica e la promozione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, la realizzazione del corridoio energetico meridionale e la cooperazione per risposte congiunte alle calamità naturali.</p>
<p>Se nel secolo scorso, l’integrazione economica in Europa, ha dato vita ad un mercato comune del carbone e dell’acciaio per scongiurare il riarmo nel vecchio continente e per equilibrare l’assetto politico, militare ed economico delle potenze nel dopoguerra. Oggi l’integrazione economica rappresenta la possibilità di mettere in comune (o almeno sottrarre al monopolio) l’energia globale e accelerare il processo di democratizzazione in alcuni paesi; l’ambizione del partenariato di costruire una zona di libero scambio di beni e servizi tra UE e i “sei”, e successivamente tra i paesi dell’area caucasica, comporterà nel medio periodo il riassetto politico dell’Europa orientale. Nonostante le più vicine relazioni che sono in procinto di instaurarsi tra Ue e i paesi caucasici, è da escludersi la possibilità di convertire gli accordi di associazione in accordi di adesione, come avvenne per i paesi ex-sovietici; la prima spiegazione a tale impossibilità è abbastanza evidente, giacchè quattro dei sei paesi vivono in uno stato di guerra, come avviene in Bielorussia, dove vige un regime repressivo assai lontano dai parametri dell’aquis comunitario che ne permetterebbe l’ingresso nell’Unione.</p>
<p>Fa eccezione l’Ucraina, unico paese potenzialmente candidato all’allargamento. L’adesione dell’Ucraina all’UE è tuttavia ancora molto lontana a causa della forma di governo presidenziale semi-autoritaria e della conseguente crisi istituzionale. La riforma costituzionale e giudiziaria, fortemente incoraggiata dall’UE, consentirebbe di giungere ad una maggiore stabilità politica, eliminando i frequenti contrasti interistituzionali risolti troppo spesso a colpi di autoritarismo. Ad oggi l’Ucraina non mostra ancora di aver intrapreso la strada della stabilità al contrario della Georgia, dove l’unità politica è senza dubbio maggiore. Qui la lotta alla corruzione e il tentativo di garantire la trasparenza delle elezioni riflettono l’intenzione di intraprendere il cammino di democratizzazione europea.</p>
<p>La Georgia si aspetta molto dall’UE e conta sul sostegno delle strutture transatlantiche per raggiungere la fine del conflitto, concludere accordi commerciali e ottenere maggiori aiuti. Realizzare una maggiore integrazione con l’UE fino a diventarne stato membro; disattendere le aspettative georgiane potrebbe aggravare una situazione già molto delicata, per la stabilità nel Caucaso e per l’Unione europea che non può perdere questa partita dove in gioco ci sono energia, diritti umani e libertà fondamentali. Ragioni di carattere politico rafforzano l’impossibilità di adesione da parte di Azerbaijan e Armenia, paesi che hanno manifestato l’intenzione di orientarsi verso altre direzioni. Vista la posizione geografica dell’Azerbaijan, vicino alla Russia e sensibile alle sfide che arrivano a sud dall’Iran, la futura politica del paese, sia interna che estera, sarà determinata dalla gestione delle risorse energetiche e dagli assetti geopolitici che ne deriveranno. Il controllo delle risorse energetiche e delle vie di trasporto strategiche nella regione del mar Caspio possono conferire al governo azero una maggiore forza negoziale, e accrescere l’apertura politica e lo sviluppo nonostante la corruzione, la repressione dell’opposizione politica e del diritto di informazione facciano parte di un’evidente instabilità interna e di standard democratici non ancora raggiunti.</p>
<p>L’Armenia rappresenta un grande interesse per l’UE, tuttavia il suo impegno ad avvicinarsi ai parametri di democrazia europea sono ancora insufficienti; permangono forti contrasti tra governo e opposizione caratterizzati da un’aspra tensione tra le forze politiche, nonché violazioni dei diritti e delle libertà civili. Il passo verso l’Unione europea è ancora molto lontano. Più che alla NATO e all’UE, l’Armenia sembra guardare alla più vicina Russia.</p>
<p>La futura politica europea di vicinato PEV ha l’obiettivo di garantire la stabilità dei rifornimenti energetici e promuovere la diffusione dei valori fondamentali dell’UE, vale a dire democrazia, diritti umani, libertà civili e trasparenza; il destino dei paesi ex-sovietici dipenderà dal testa a testa tra Unione europea e Russia o da chi saprà offrire un’alternativa democratica?</p>
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		<title>Manifesto Europa e Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 11:32:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Innovatori Europei]]></category>
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		<description><![CDATA[               
 
MANIFESTO DEL GRUPPO “EUROPA E MEDITERRANEO”
 
Nel mese di febbraio 2008 è partito definitivamente il Gruppo Europa di IE, che, da allora, si sta occupando principalmente di politiche Euro Mediterranee.
 
Nel termine “EuroMediterraneo” c’è un ovvio riferimento al Partenariato EuroMediterraneo, alle Politiche Europee di Vicinato e all’Unione per il Mediterraneo .Si parla perciò (come è ovvio) [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=42&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoHeader" style="margin:0;"><span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">               </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:center;margin:0;" align="center"><strong><span style="font-size:14pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:center;margin:0;" align="center"><strong><span style="font-size:14pt;line-height:150%;font-family:Arial;">MANIFESTO DEL GRUPPO “EUROPA E MEDITERRANEO”</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Nel mese di febbraio 2008 è partito definitivamente il Gruppo Europa di IE, che, da allora, si sta occupando principalmente di politiche Euro Mediterranee.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Nel <strong>termine “EuroMediterraneo”</strong> c’è un ovvio riferimento al Partenariato <span style="text-decoration:underline;">EuroMediterraneo</span>, alle Politiche <span style="text-decoration:underline;">Europee</span> di Vicinato e all’Unione <span style="text-decoration:underline;">per il Mediterraneo</span> .Si parla perciò (come è ovvio) di relazioni politiche EuroMediterranee. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Basta fermarsi a questi tre quadri normativi per capire che non solo le relazioni politico-diplomatiche stanno al centro del dibattito, ma il <strong>Mare</strong> in sé è <em>l’oggetto</em>, e serve, perciò,<span>  </span>come spunto per entrare nel merito dei più <strong>diversi argomenti</strong>, che uniscono e separano entrambe le sponde mediterranee:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">1) da un punto di vista di <span style="text-decoration:underline;"><span style="font-variant:small-caps;">politica ambientale</span></span>: le fonti di energia alternative che il Mediterraneo può fornire (sia come risorsa idrica che per quanto riguarda sole, vento e altre fonti di energia pulite).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">2) di <span style="font-variant:small-caps;">relazioni commerciali</span> e, perciò, della volontà di creare una zona di libero scambio euromediterranea (come prevedeva il Partenariato). La libertà di scambi in quest’area (tenendo conto del precedente europeo – cioè delle 4 libertà all’interno delle frontiere dell’Unione – ) fa subito pensare ai “rapporti sociali euromediterranei” (punto 3).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">3) Il termine <span style="font-variant:small-caps;">rapporti sociali euromediterranei</span> è volutamente ampio e poco preciso, per poter così fare riferimento a diversi aspetti, tra i quali:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- dal punto di vista delle relazioni commerciali, della <em>libertà di movimento</em> nell’area euromediterranea, argomento che richiama velocemente altre tematiche, quali i <em>movimenti migratori </em>e le politiche adottate in merito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- si può, però, parlare pure di rapporti sociali, dal punto di vista del <em>sapere</em> e della <em>cultura</em>, della possibilità di scambio e trasmissione di conoscenza </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Da un punto di vista internazionale, la crisi dell’economia basata sul petrolio, la discussione sulle <em>clean energies</em> e la <em>clean economy </em>in genere, e il possibile ritorno al nucleare, mettono PEM, PEV ed UPM al centro di un dibattito affascinante: il Mediterraneo si presenta come uno degli scenari più interessanti al mondo su ambiente, energia e co-sviluppo, e ci invita a realizzare una nuova e più approfondita riflessione sul tema.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Le <strong><em>tematiche dell’ambiente e del co-sviluppo</em></strong> assumono sempre più rilevanza nei dibattiti nazionali e nei vertici internazionali (dalle iniziative su base regionale allo scorso Summit del G8 incentrato sul clima).<span>  </span>E le politiche europee e quelle degli Stati che si affacciano sulle due sponde del Mediterraneo non sono estranee a queste dinamiche. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:18pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’attenzione all’impatto delle urbanizzazioni, le politiche di insediamento di plessi industriali (perciò <em>politiche economiche</em>) e quelle <em>energetiche</em>, il rispetto della natura ma anche le conseguenze dei <em>fenomeni migratori</em> e la <em>gestione delle risorse naturali</em> (riserve d’acqua, smaltimento dei rifiuti, nuovi costi sostenuti in termini economici e sociali dalle amministrazioni locali per l’aumento di coloro che ‘sfruttano’ il territorio) si collegano tutte alle tematiche del cosiddetto <strong><em>“sviluppo sostenibile”</em></strong>. <em>Tale concetto è diventato, non a caso, uno dei principi guida nelle politiche dei Paesi Mediterranei e dà luogo a 3 sfide prioritarie</em>, che rispondono alle 3 dimensioni del problema, ovvero:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">· <span> </span>sul <em>piano ambientale</em>, la protezione dell’ambiente e delle risorse naturali, con particolare riferimento all’energia;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">· dal <em>punto di vista economico</em>, la sfida della lotta alla povertà nella sponda Sud del Mediterraneo e lo sviluppo socio-economico della Regione;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">· nell’<em>ambito sociale</em>, il mantenimento della Pace tra i popoli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">I tre concetti si accompagnano alla necessità “ultima” di ripensare le Società moderne nel loro complesso, trovando in un nuovo rapporto con l’Ambiente il <em>driver</em> per cambiamenti sociali epocali, in termini di comportamenti economici e di redistribuzione delle ricchezze.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La stessa <strong>UE</strong>, <em>nell’art. 177 del Trattato di Amsterdam</em>, ha già <em>collegato</em> il concetto di <em>sviluppo sostenibile</em> con quello dell’<em>ambiente </em>e con la <em>politica di cooperazione</em>, stabilendo che:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">· per quanto riguarda lo sviluppo economico e sociale sostenibile, i Paesi in via di sviluppo (PVS) devono tener conto sistematicamente degli aspetti ambientali nella formulazione delle politiche economiche e sociali;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">· nella lotta alla povertà, nel dialogo con i PVS si deve tener conto dell’equazione tra povertà ed ambiente;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">· si deve favorire l’inserimento dei PVS nell’economia mondiale, attraverso il commercio, lo sviluppo nel settore privato e gli investimenti internazionali, ma sempre nel rispetto dell’ambiente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Tutti questi aspetti sono stati trattati, gli scorsi 13 e 14 luglio, a Parigi, <span> </span>dai Capi di Stato e di Governo dei Paesi Mediterranei, riuniti per discutere sull’Unione per il Mediterraneo (UPM). L’UPM parte infatti da un focus sulle politiche ambientali, energetiche e di co-sviluppo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’<strong>UPM</strong> propone una visione che è una via di mezzo tra un approccio globale (e cioè euro – mediterranea) ed uno “semi-locale” (e cioè di Vicinato, che presuppone un rapporto bilaterale): una <em>visione intra – mediterranea</em> degli argomenti di suo interesse, ma in cui la Commissione sia “socia” e partecipi ai lavori, in modo tale che il rapporto sia di associazione e complementarietà e che i meccanismi si “rinforzino” a vicenda<span style="color:black;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il <strong>progetto</strong> che il <strong>Gruppo Europa di Innovatori Europei</strong> si pone di portare avanti si concentra sui rapporti tra questi aspetti (energia, ambiente, economia, sapere e cultura), all’interno<span>  </span>del più ampio contenitore che è il co-sviluppo (un primo titolo, ancora in discussione, sarebbe quello di &#8220;Impatto socio-economico delle energie rinnovabili sulle relazioni Euro Mediterranee&#8221;).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Esso va realizzato con un approccio <em>top-down</em>, studiando le modalità con le quali il PEM, la PEV e l’UPM hanno inquadrato l’argomento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span>Metodologicamente si adotterà il modello<span>  </span>del PEM, che prevede la suddivisione dell’argomento in 3 pilastri, in base a 3 prospettive differenti e allo stesso tempo complementari:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 0 53.4pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>-<span style="font:7pt &quot;">          </span></span></span><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">piano politico</span></em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> (politiche ambientali ed energetiche; posizioni dell’UE, da una parte, e degli Stati della sponda Sud, dall’altra, su ambiente ed energia; influenza di questi settori sui movimenti di popolazione, lavoro,&#8230;);</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 0 53.4pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>-<span style="font:7pt &quot;">          </span></span></span><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">piano socio – economico</span></em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> (fondi stanziati per ambiente ed energia; accordi commerciali; <em>clean energies economy;</em>&#8230;) ;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:-18pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0 0 0 53.4pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>-<span style="font:7pt &quot;">          </span></span></span><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">piano socio-culturale</span></em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> (ricerca e sviluppo; fuga di cervelli; cooperazione R&amp;D&amp;I tra le due sponde;&#8230;).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Si è proceduto ad iscrivere IE ad importanti <em>network</em> euromediterranei, quali la Fondazione Anna Lindh per il Dialogo tra le Culture (utile, tra l’altro, per l’identificazione di possibili <em>partners </em>con i quali poter avviare progetti di ricerca) , Platon Plus Net (<em>network </em>nell’ambito del VII Programma Quadro di Ricerca) e APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, come <em>network </em>referente in Italia del VII Programma Quadro). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Infine si è avviato un primo gruppo di lavoro attorno alla redazione di articoli a cadenza bimestrale su sottoargomenti riguardanti il macro tema Euro mediterraneo, con i quali sviluppare una massa critica di competenze sull’argomento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:36pt;line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-family:Arial;"><span style="font-size:small;"> </span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/42/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=42&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Osservazioni sull&#8217; Europa &#8211; di Riccardo Sani (IE Europa)</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 19:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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		<description><![CDATA[
I richiami alla necessità di una difesa europea integrata lanciati da parecchie parti, in particolare dal presidente francese Sarkozy ed in parte dal presidente italiano Napolitano, sono una conferma del fatto che questa non esiste affatto e che ormai nessun stato europeo da solo può garantire neanche minimamente la propria sicurezza e contribuire contemporaneamente a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=40&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://images.google.it/imgres?imgurl=http://www.stella-alpina.com/image/EUROPA_edited.jpg&amp;imgrefurl=http://www.stella-alpina.com/CARTOGRAFIA_EUROPA.html&amp;h=1036&amp;w=1499&amp;sz=320&amp;hl=it&amp;start=2&amp;sig2=9BmW7Z_qH27ETGpgbyoGdg&amp;um=1&amp;tbnid=kG2iMxK2leG0CM:&amp;tbnh=104&amp;tbnw=150&amp;ei=f3aoSNa0IaSy-wLqjpVO&amp;prev=/images%3Fq%3Deuropa%26um%3D1%26hl%3Dit%26sa%3DN"><img style="border:1px solid;" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:kG2iMxK2leG0CM:http://www.stella-alpina.com/image/EUROPA_edited.jpg" alt="" width="150" height="104" /></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:xx-small;"><span style="font-size:x-small;">I richiami alla necessità di una difesa europea integrata lanciati da parecchie parti, in particolare dal presidente francese Sarkozy ed in parte dal presidente italiano Napolitano, sono una conferma del fatto che questa non esiste affatto e che ormai nessun stato europeo da solo può garantire neanche minimamente la propria sicurezza e contribuire contemporaneamente a promuovere, per quanto oggi è possibile, la pace. Tali richiami hanno però un gravissimo limite : essi ignorano o fanno finta di ignorare </span><span style="font-size:x-small;">che il problema di una <span> </span>difesa europea efficiente non può essere risolto finchè non si superano le sovranità nazionali che mirano a conservare, per sete di potere e talvolta perfino di incapacità di comprendere, la cooperazione<span>  </span>tra gli stati europei nell’ambito di innumerevoli trattati internazionali. La cosa porta inevitabilmente al fallimento.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">Nel luglio 1951, rivolgendosi a tutti gli europei da poco usciti dal disastro della seconda guerra mondiale, il generale Eisenhover, capo supremo delle forze americane, aveva rivolto un pressante invito a diventare subito un “paese unito” con una federazione europea ! Secondo il generale era infatti illusorio parlare di difesa e sicurezza puramente in termini di cooperazione fra stati, in quanto questa sicuramente si sarebbe rivelata ben presto inadeguata se non ridicola ma avrebbe come conseguenza alimentato la sfiducia degli stessi popoli chiamati a sostenerla . Più di 60 anni dopo l’esortazione di Eisenhover resta ancora inascoltata : eppure le ragioni per dare vita ad una vera federazione sono sempre storicamente<span>  </span>e politicamente valide ed urgenti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;"> </span></span></span></p>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">La speranza di molti europei che, una volta caduta l’URSS, la sicurezza militare potesse essere mantenuta da un esercito in cooperazione multilaterale sotto la direzione americana si è rivelata infondata. </span></span></div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"> </div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">In poco tempo la paura per una guerra globale è stata sostituita da quella di una crescente instabilità che si è realizzata in un aumento abnorme del numero delle guerre guerreggiate, limitate ma prive di sbocchi e diffuse in quasi tutti i continenti (attuale esempio quello della Georgia-Ossezia-Russia).</span></span></div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"> </div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:xx-small;"><span style="font-size:x-small;"> Si tratta di guerre </span><span style="font-size:x-small;">destinate a divorare crescenti risorse in termini umani e finanziari.</span></span></div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"> </div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">Questo desolante quadro, di per sè preoccupante, secondo certe previsioni, è destinato a subire una ulteriore destabilizzazione in termini di sicurezza sotto la spinta di tre fenomeni :</span></span></div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"> </div>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">-in primo luogo la sovraesposizione militare della potenza americana, presente ormai in oltre cento paesi, che sta esaurendo di fatto la possibilità di impegnarsi ulteriormente in eventuali compiti di polizia internazionale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">-in secondo luogo l’atteso aggravamento degli squilibri regionali per le conseguenze negative prodotte da cambiamenti sull’ambiente e sulle economie, creando situazioni di tensione e disordine crescente a livello internazionale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">-la concorrenza feroce degli stati per garantirsi il controllo sugli approvigionamenti a sempre più scarse e costose materie prime.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">Tutto ciò rischia di far ripartire poltiche di riarmo destinate ad avere imprevedibili sbocchi sul piano dei rapporti internazionali.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:xx-small;"><span style="font-size:x-small;">Vi è ancora un aspetto con molti interrogativi per la sicurezza internazionale che pone questi incapaci europei (intendo governi e partiti che li amministrano) in una situazione di aumento crescente del pericolo </span><span style="font-size:x-small;">legato alla proliferazione delle armi di distruzione di massa ed alla attività della dissuasione nucleare.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:xx-small;"><span style="font-size:x-small;">Per quanto riguarda la proliferazione nucleare, non solo rischia di estendersi ormai a stati ad “un tiro di missile” dall’Europa, ma è aggravata dal mancato azzeramento della minaccia nucleare russo-americana che avrebbe dovuto essere eliminato entro la fine del secolo scorso(ricordo gli accordi Reagan-Gorbaciov) </span><span style="font-size:x-small;">e che sembra invece riaccendersi con la disputa sullo scudo antimissile che gli americani vogliono installare in una Polonia consenziente (dove è l’Europa in evidente assenza politico- istituzionale??!! ).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:xx-small;"><span style="font-size:x-small;">Bisogna essere del tutto cechi od imbecilli per<span>  </span>non vedere in quale situazione “nano politica” siamo finiti </span><span style="font-size:x-small;">per colpa dei nostri governi e partiti, con la connivenza di una aliquota di indifferenza incosciente del popolo europeo che forse si sente impotente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;"> </span></span></p>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">In sintesi, da dove dovrebbero partire gli europei per costruire veramente ed in modo indipendente la loro difesa ?</span></span></div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"> </div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">Alla luce di quanto sopra i problemi che non possonoessere ignorati sono tre:</span></span></div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"> </div>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:xx-small;"><span style="font-size:x-small;">1) quello della definizione del potere che sarebbe indispensabile per affermare nei fatti e non a parole l’indipendenza europea nel settore della sicurezza e delle scelte operative in eguale reale “ partnership”</span><span style="font-size:x-small;"><span> </span>con America-Cina –India ecc.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">2) quello del riconoscimento del “quadro” in cui diventerebbe possibile la creazione di tale potere (ben sapendo che niente è possibile nel quadro dei “Ventisette” di quella specie di unione attuale e specialmente in un coinvolgimento della Inghilterra (principale ma non unico stato contrario a tale sbocco della politica continentale europea) .</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">3) quello della creazione di uno “stato maggiore” della difesa con possibilità operative sia nel settore convenzionale che nucleare dipendente da un potere sovrano europeo derivante da una autentica federazione !</span></span></p>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;"> </span></span></div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">In conclusione:</span></span></div>
<div class="MsoNormal" style="margin:0;"> </div>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:xx-small;"><span style="font-size:x-small;">a) Solo quando e nella misura in cui si inizierà un consapevole dibattito il problema della difesa europea</span><span style="font-size:x-small;"><span> </span>uscirà dalla solita stantia retorica dei partiti ed entrerà nella sfera della iniziativa politica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">b) Solo quando tale dibattito ci sarà emergerà in piena evidenza la scomoda e vergognosa verità europea<span> </span>che oggi si stenta ad intravedere o non si vuole riconoscere.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">c) Solo quando ci sarà un Patto Federale per dare vita ad un primo nucleo di uno Stato federale europeo,<span> </span>l’aspirazione ad una dignitosa ed efficiente capacità europea di agire in indipendenza e<span> </span>cooperazione con altri popoli, in eguale partnerschip, non sarà più nel mondo dei sogni !!!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-size:xx-small;">d) Solo allora questi staterelli europei, impotenti pigmei rispetto alle realtà statuali emergenti, ammalati<span>  </span>di imperante frazionismo, avranno raggiunto la loro reale possibilità di sopravvivere nel tempo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:x-small;"><strong><span style="font-size:xx-small;"> </span></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:xx-small;"><span style="font-size:x-small;"><strong> </strong></span><strong><span style="font-size:x-small;">Riccardo Sani.</span></strong></span></p>
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	</item>
		<item>
		<title>IL PARTENARIATO SOCIALE EURO MEDITERRANEO</title>
		<link>http://innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/2008/07/31/il-partenariato-sociale-euro-mediterraneo/</link>
		<comments>http://innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/2008/07/31/il-partenariato-sociale-euro-mediterraneo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 17:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[

Il partenariato sociale, culturale e umano dell’area euro-mediterranea
di Giuliana Cacciapuoti &#8211; Facoltà di studi arabo islamici e del Mediterraneo “Università di Napoli l’Orientale” ed Innovatori Europei EUROPA
Abstract: Idee per dotare le regioni meridionali dell’area mediterranea di strumenti informativi e formativi al fine di ampliare e consolidare le opportunità di formazione professionale in una prospettiva di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=38&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="column1-unit">
<p><a href="http://innovatorieuropei.com/blog/2008/07/31/partenariato-sociale-euro-med/"><img src="http://www.innovatorieuropei.com/media/media/img/blog_img/europabandiera180x100.bmp" alt="" width="224" height="100" /></a></p>
<p><strong>Il partenariato sociale, culturale e umano dell’area euro-mediterranea</strong></p>
<p>di Giuliana Cacciapuoti &#8211; Facoltà di studi arabo islamici e del Mediterraneo “Università di Napoli l’Orientale” ed Innovatori Europei EUROPA</p>
<p>Abstract: Idee per dotare le regioni meridionali dell’area mediterranea di strumenti informativi e formativi al fine di ampliare e consolidare le opportunità di formazione professionale in una prospettiva di crescita occupazionale, della crescita sociale e civile e di nuovo welfare dell’area euro-mediterranea</p>
<p>E’ utile evidenziare il quadro europeo di riferimento. Nell’ambito delle attività europee due temi generali possono indirizzare la programmazione, il 2007 è stato l’anno europeo delle Pari Opportunità e il 2008 in corso è stato designato “ l’anno europeo per il dialogo interculturale.”</p>
<p>Quadro normativo e degli accordi internazionali di riferimento</p>
<p>Per quanto concerne gli accordi internazionali il principale punto di riferimento é la dichiarazione di Barcellona con la quale, sulla base degli orientamenti già definiti dai Consigli europei di Lisbona (giugno 1992), Corfù ( giugno 1994) e Essen ( dicembre 1994) e alle proposte della Commissione, l&#8217;Unione europea (UE) ha deciso di istituire un nuovo contesto per le sue relazioni con i paesi del bacino mediterraneo in vista di un progetto di partenariato. Questo progetto si è concretato in occasione della conferenza di Barcellona che ha riunito, il 27 e 28 novembre 1995, i quindici ministri degli Esteri degli Stati membri dell&#8217;UE e quelli dei seguenti dodici paesi terzi mediterranei (PTM): Algeria, Cipro, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e Autorità palestinese. Sono stati invitati anche la Lega degli Stati arabi, l&#8217;Unione del Maghreb arabo (UMA) e la Mauritania (in qualità di membro dell&#8217;UMA). La conferenza ha gettato le basi di un processo che avrebbe dovuto portare all&#8217;istituzione di un quadro multilaterale di dialogo e di cooperazione tra l&#8217;UE e i paesi terzi mediterranei. In occasione di questo incontro, i 27 paesi partecipanti hanno adottato all&#8217;unanimità una dichiarazione e un programma di lavoro. La dichiarazione euromediterranea definisce, infatti, un quadro multilaterale che associa strettamente gli aspetti economici e di sicurezza e comprende, inoltre, la dimensione sociale, umana e culturale.</p>
<p>Il partenariato social culturale e umano ispiratore della proposta progettuale Ai sensi della dichiarazione di Barcellona, si è convenuto di instaurare un partenariato in ambito sociale, culturale ed umano finalizzato al ravvicinamento e alla comprensione tra popoli e ad una migliore percezione reciproca. Il partenariato si fonda da un lato, sul delicato compromesso tra l&#8217;esistenza, il riconoscimento e il rispetto reciproco di tradizioni, di culture e di civiltà diverse su entrambe le sponde del Mediterraneo e dall&#8217;altro, sulla valorizzazione delle radici comuni. In tale ottica, la dichiarazione di Barcellona e il suo programma di lavoro pongono l&#8217;accento su :</p>
<p>? l&#8217;importanza del dialogo interculturale e interreligioso;</p>
<p>? l&#8217;importanza del ruolo dei mezzi di comunicazione di massa ai fini della conoscenza e della comprensione reciproca tra culture;</p>
<p>? lo sviluppo delle risorse umane nel settore della cultura: scambi culturali, conoscenza di altre lingue, attuazione di programmi educativi e culturali rispettosi delle identità culturali;</p>
<p>? l&#8217;importanza del settore sanitario e dello sviluppo sociale e il rispetto dei diritti sociali fondamentali;</p>
<p>? la necessità di coinvolgere la società civile nel partenariato euro mediterraneo e il rafforzamento degli strumenti della cooperazione decentrata per favorire gli scambi tra i diversi settori dello sviluppo;</p>
<p>? la cooperazione nel settore dell&#8217;immigrazione clandestina e della lotta al terrorismo, al traffico di droga, alla criminalità internazionale e alla corruzione.</p>
<p>La proposta progettuale nell’ambito della programmazione europea</p>
<p>Nella valorizzazione della dimensione umana sociale e culturale rientrano le iniziative come il programma MEDA (I e II) che dal 2000 al 2006 ha finanziato per un ammontare di circa 5,3 miliardi di Euro programmi di cooperazione, di supporto tecnico e finanziario per riforme sociali ed economiche nei Paesi partner mediterranei.</p>
<p>MEDA ha sostenuto tra gli altri temi:</p>
<p>? la partecipazione della società civile e delle popolazioni alla progettazione e all&#8217;attuazione dello sviluppo;</p>
<p>? il rafforzamento della democrazia, dei diritti dell&#8217;uomo e dello Stato di diritto;</p>
<p>? la promozione degli scambi di giovani e della cooperazione culturale.</p>
<p>Inoltre, il programma MEDA ha appoggiato la cooperazione regionale, sub regionale e transfrontaliera attraverso gli scambi tra le società civili della Comunità e dei paesi terzi mediterranei nel quadro della cooperazione decentrata, attraverso la creazione di reti tra i soggetti della società civile (università, enti locali, associazioni, sindacati, mass media, imprese, organizzazioni non governative, ecc.).</p>
<p>La stessa Banca Europea di Investimento, soprattutto tramite il Fondo Euro-Mediterraneo d’Investimento (Facility for Euro-Mediterranean Investment and Partnership – FEMIP), dal 2000 al 2007 ha finanziato attività di sviluppo nei paesi membri del Partenariato per un ammontare di circa 6,4 miliardi di Euro. Per il periodo 2007-2013, per quanto concerne l’area del Mediterraneo, il Programma MEDA è stato sostituito dall’ENPI: con una dotazione complessiva di circa 12 miliardi di euro, lo strumento Europeo di Vicinato e Partenariato (ENPI) è, con lo strumento di Pre-Adesione (IPA) e lo strumento di Cooperazione allo sviluppo (DCI), uno dei nuovi strumenti geografici che compongono il nuovo “pacchetto aiuto esterno” dell’Unione europea nel quadro della Rubrica 4 (“L’Unione europea come attore globale”) del Bilancio comunitario</p>
<p>Infine, in una riflessione generale sui temi della cooperazione sociale culturale e umana nell’ambito del bacino mediterraneo non si può non concludere sulla questione cruciale del futuro dell’Europa.</p>
<p>La necessità di un governo consapevole dei flussi migratori elemento necessario allo sviluppo dell’area.</p>
<p>L’ Unione non è stata ancora in grado di elaborare una politica comune europea sull&#8217;immigrazione, soprattutto in tema di integrazione culturale e sociale, i fondi predisposti e l&#8217;azione dedicata a questo scopo è stata approvata solo dal giugno 2007, ieri praticamente. Oggi l&#8217;Europa non gestisce l&#8217;immigrazione, la UE dovrebbe seguire la strada di accordi bilaterali tra stati UE e non UE anche con l&#8217;ipotesi di avere flussi migratori temporanei, anche per darsi il tempo di poter gestire le migrazioni nelle 3 fasi temporali a 3 velocità: velocità economica (immediata) velocità logistica( a medio termine casa/istruzione) velocità psicologica e culturale di lungo periodo. Inoltre occorre considerare i ruoli di nazioni di recente entrate nella UE, es.Romania e Polonia, delle nazioni UE datrici di lavoro soprattutto nel Nord Europa, il ruolo dei paesi di transito, in qualche modo ancora Spagna Italia e Portogallo e i paesi di transito non UE, verso l&#8217;Europa la Libia. Il domani alla luce di questo deficit purtroppo non è incoraggiante.</p>
<p>Una proposta politica, coniugata anche a valori etici di collaborazione e sostegno a realtà più deboli, deve fare riferimento però a idee e politiche innovative: rete di relazioni progetti e cooperazioni che si fondino su sviluppo ricerca, formazione e azioni del saper fare, investendo significative risorse sul capitale umano emergente e capace di “inventare” un nuovo modello di cooperazione economica e umana.</p>
<p>PREMESSA</p>
<p>La Regione Campania che vanta una popolazione in giovane età più ampia rispetto al resto dell’ Europa, ha una grande opportunità: la Regione Campania e altre regioni “Euromed” dell’Italia Meridionale, con simili caratteristiche potrebbero contare su un grande vantaggio competitivo nel prossimo futuro purché le Istituzioni locali siano in grado di offrire ai giovani dell’area e in particolare del loro territorio di origine, opportunità significative. In considerazione di quanto detto nel quadro di riferimento generale, e alla luce della richiesta specifica trasmessa a questo Ente XXXXXXXXXXXX da XXXXXXX nella quale enumerando tutte le questioni precedentemente illustrate, richiedeva specificamente l’elaborazione di un progetto esecutivo che avesse quale obiettivo principale la realizzazione di solide significative stabili e produttive relazioni, alla luce di tutti gli accordi citati, con i paesi del bacino del Mediterraneo, in particolare in ambito delle politiche rivolte alla fasce in formazione dell’area in oggetto, si ritiene dunque necessario considerare i giovani come risorsa su cui investire, non trascurando il loro ruolo di cittadini/e consapevoli, critici e attivi, protagonisti dello sviluppo complessivo della società. In questo contesto si comprende bene il valore e il significato dell’investimento nel capitale umano.</p>
<p>E’ la prima condizione per costruire rapporti duraturi di carattere culturale, politico ed economico, oltre che per facilitare tutte le partnership.</p>
<p>I contatti a livello locale promuovono interessi comuni e rafforzano la democrazia locale e la società civile.</p>
<p>Altrettanto rilevante, come nel caso nell’investimento nelle risorse per la gioventù di ambito Euromediterraneo, è l’importanza di organizzazioni come, ad esempio, le “Euro-regioni” che promuovano la cooperazione a livello regionale e locale e la cooperazione a livello locale attraverso strumenti quali i gemellaggi tra regioni con caratteristiche simili e trovino tra loro elementi di convergenza.</p>
<p>L&#8217;Europa allargata annovererà 75 milioni di giovani tra i 15 e i 25 anni. Anche se eterogenei (in termini di accesso al mercato del lavoro, di istruzione, di vita familiare, di reddito, ecc.), i giovani rivendicano la loro condizione di cittadini con i loro diritti e i loro obblighi. Investire nella gioventù significa investire nella ricchezza delle nostre società di oggi e di domani. Si tratta di una delle chiavi del successo per l’obiettivo politico definito dal Consiglio europeo di Lisbona: fare dell’Europa “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”. Peraltro, mentre sotto l’effetto congiunto di un tasso di natalità ridotto e di una maggiore longevità le nostre società stanno invecchiando e tra il 2000 e il 2020 la proporzione delle persone tra i 65 e i 90 anni di età passerà da 16 a 21% della popolazione complessiva, in Campania la popolazione in giovane età è più ampia rispetto al resto del paese Italia: già nel 2003 si registrano 78 anziani per ogni 100 giovani in Campania, contro i 132 del resto del paese (e i 98 nel Mezzogiorno). Ciò può costituire in futuro un vantaggio in termini di minore impatto dell’invecchiamento della popolazione e di maggiore disponibilità di forza lavoro, laddove si riuscisse a trattenerla sul territorio. Gli indicatori relativi al grado di istruzione della popolazione &#8211; pur attestandosi in alcuni casi al di sotto dei dati di confronto (Italia/ Mezzogiorno) – hanno registrando nel corso dell’ultimo decennio significativi miglioramenti: il tasso di partecipazione alla scuola secondaria superiore è aumentato di circa il 20% (87,3% nel 2003), anche il livello di scolarizzazione della popolazione in età compresa tra i 15-19 anni è migliorato portandosi al 95,2 nel 2003. Efficaci azioni pubbliche hanno consentito una sostanziale riduzione della dispersione nelle scuole elementari, ma rimane elevata la dispersione nelle scuole medie in relazione alla quale la Campania detiene il primato tra le regioni italiane.</p>
<p>La regione mostra comunque una relativa capacità di ritenzione e remunerazione del capitale umano, come si evince dal fatto che mediamente i giovani a più elevata scolarizzazione e qualificazione tendono a rimanere in regione molto più dei giovani con gradi intermedi di istruzione.</p>
<p>Visto l’alto livello di istruzione dei profili curriculari richiesti nel contesto della globalizzazione e dell’economia della conoscenza, risulta necessario rafforzare l’istruzione, la alta formazione e migliorare il patrimonio di competenze necessario a sostenere la crescita del capitale umano della regione.</p>
<p>Diversi i settori di attività che riguardano direttamente o indirettamente la gioventù: la lotta contro la discriminazione, la cittadinanza europea, l’occupazione, la lotta contro l’esclusione sociale, l’istruzione, la formazione professionale, la cultura, la salute, la protezione dei consumatori, la libera circolazione delle persone, la protezione dell’ambiente, la mobilità dei giovani ricercatori, la cooperazione allo sviluppo e la lotta contro la povertà. Al di là delle politiche generali e settoriali che interessano i giovani, si è sviluppato anche un altro tipo di attività che favorisce la mobilità, gli incontri interculturali, la cittadinanza, il volontariato ecc. In tale contesto, e sulla base dell’articolo 149 del Trattato, l’Unione ha attuato una serie di azioni tra cui il programma GIOVENTÙ.</p>
<p>L’AGENDA DI LISBONA</p>
<p>Nel marzo del 2000 si è tenuto a Lisbona un Consiglio Europeo straordinario dedicato ai temi economici e sociali dell&#8217;Unione Europea. In tale sede sono state introdotte importanti novità nella guidance delle politiche economiche degli Stati membri e dell&#8217;area nel suo insieme.</p>
<p>Innanzitutto, viene rivendicato il ruolo cruciale del Consiglio Europeo nel definire le priorità di policy a livello comunitario. In secondo luogo, viene definito un obiettivo strategico decennale e una strategia per attuarlo, la cosiddetta &#8220;Strategia di Lisbona&#8221;.</p>
<p>Infine, viene delineato un processo di coordinamento economico europeo in grado di rafforzare l&#8217;attuazione della strategia; tale processo prende avvio, ciascun anno, dal Consiglio Europeo di Primavera e si sviluppa nell&#8217;arco dell&#8217;intero anno tentando di conciliare i lavori delle diverse formazioni del Consiglio dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>L&#8217;obiettivo posto a Lisbona è molto ambizioso e si propone, in dieci anni, di far divenire l&#8217;Europa &#8220;l&#8217;economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale”. Uno degli obiettivi primari è “MODERNIZZARE IL MODELLO SOCIALE EUROPEO INVESTENDO NELLE PERSONE E COSTRUENDO UNO STATO SOCIALE ATTIVO”.</p>
<p>Le persone sono la principale risorsa dell&#8217;Europa e su di esse dovrebbero essere imperniate le politiche dell&#8217;Unione. Investire nelle persone e sviluppare uno stato sociale attivo e dinamico sarà essenziale per la posizione dell&#8217;Europa nell&#8217;economia della conoscenza, nonché per garantire che l&#8217;affermarsi di questa nuova economia non aggravi i problemi sociali esistenti rappresentati dalla disoccupazione, dall&#8217;esclusione sociale e dalla povertà.</p>
<p>In particolare, quello della gioventù è un ambito in cui vanno applicati i seguenti principi di provenienza comunitaria:</p>
<p>– Apertura: assicurare un’informazione e una comunicazione attiva nei confronti dei giovani, formulata nel loro linguaggio.</p>
<p>– Partecipazione: assicurare la consultazione dei giovani e promuovere la loro partecipazione alle decisioni che li riguardano e, in linea generale, alla vita delle loro collettività.</p>
<p>– Responsabilità: sviluppare una cooperazione nuova e strutturata onde attuare, al livello di responsabilità appropriato, soluzioni concrete in risposta alle aspirazioni dei giovani.</p>
<p>– Efficacia: valorizzare la risorsa costituita dalla gioventù perché possa meglio rispondere alle sfide della società, contribuire al successo delle diverse politiche che la riguardano e costruire l’Europa di domani.</p>
<p>– Coerenza: sviluppare una visione integrata delle diverse politiche che riguardano la gioventù e dei diversi livelli d’intervento pertinenti.</p>
<p>Nella nuova prospettiva europea, i giovani hanno un ruolo chiave e non possono essere esclusi dal fondamentale processo di costruzione dell’U.E..</p>
<p>Occorre rivolgere una particolare attenzione alle politiche giovanili, favorendo un maggiore coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali e nell’elaborazione delle politiche per lo sviluppo. Bisogna, tuttavia, sottolineare che il modello di sviluppo da adottare non è quello di considerare i giovani prevalentemente come problema sociale da affrontare, ma come risorsa produttiva su cui investire, non trascurando il loro ruolo di cittadini consapevoli, critici e attivi, che dovrebbero essere protagonisti dello sviluppo complessivo della società. Un rapporto europeo definisce lo sviluppo sostenibile come “uno sviluppo che consente di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali pensando alle generazioni future” e si fonda su tre pilastri fondamentali: il sociale, l’economico e l’ecologico. Questi pilastri hanno acquisito un ruolo trainante e determinante nelle dinamiche della programmazione delle azioni per lo sviluppo a livello internazionale, comunitario, nazionale e locale. Ma l’idea strategica dello sviluppo sostenibile di fatto deve comprendere la dimensione culturale come motore di sviluppo: quarto pilastro ineludibile per investire più incisivamente sui giovani in una prospettiva durevole. Giovani, dunque, intesi come risorsa umana, prima che economica, in grado di sviluppare autonomamente le loro potenzialità e valorizzare la loro identità culturale in un ottica interculturale.</p>
<p>Il Libro Bianco : punto di partenza per una politica sulla Gioventù</p>
<p>Il Libro bianco della Commissione europea «Un nuovo impulso per la gioventù europea», presentato il 21 novembre 2001, ha il merito di considerare i giovani come la principale risorsa del nostro futuro: risorsa intesa prima di tutto in senso umano e poi in senso economico. Il Libro Bianco sottolinea l’importanza e l’urgenza di “considerare la gioventù come una forza nella costruzione europea e non come un problema da gestire”. Suggerisce, inoltre, di “inserire la dimensione gioventù nell’insieme delle politiche”, consentendo di attuare politiche trasversali ed integrate, che mirino a favorire la partecipazione attiva dei giovani in tutti i processi decisionali, in modo da renderli protagonisti della costruzione dell’Europa dei popoli e dei cittadini. Un’Europa in cui la qualità della vita preveda un sistema dove la sostenibilità economica va di pari passo con la sostenibilità sociale, culturale ed ecologica. Il Libro Bianco anticipa quindi il concetto di sostenibilità, coniugandolo alle politiche giovanili e propone alcune fondamentali parole chiave, tra cui prioritarie appaiono l’informazione e la partecipazione.</p>
<p>L’informazione e la partecipazione.</p>
<p>La Risoluzione del Consiglio dell’U.E. del 25 novembre 2003 in materia di obiettivi comuni sulla partecipazione e informazione dei giovani (2003/C 295/04) ha confermato l&#8217;importanza delle priorità «partecipazione e informazione dei giovani». Lo ha fatto nel prendere atto: 1) del Libro bianco della Commissione europea, che prospetta un nuovo quadro per la cooperazione europea in materia di gioventù; 2) della risoluzione del 27 giugno 2002, che nel definire un nuovo quadro di cooperazione in materia di gioventù, ha sottolineato che le politiche e le iniziative che riguardano i giovani, sia a livello nazionale che europeo, tengano in considerazione questioni quali le esigenze, la situazione, le condizioni di vita e le aspettative dei giovani; 3) della comunicazione della Commissione [COM(2003) 184 defin.] dell&#8217;11 aprile 2003 che ha proposto un insieme di obiettivi comuni per la partecipazione e l&#8217;informazione dei giovani, del Consiglio del 5 maggio 2003.</p>
<p>La partecipazione</p>
<p>La partecipazione si declina con lo sviluppo della partecipazione dei giovani, mettendo in atto e appoggiando azioni che favoriscano l&#8217;esercizio di una cittadinanza attiva e rafforzando la loro partecipazione effettiva alla vita democratica, mediante:</p>
<p>1. ampliamento della partecipazione dei giovani alla vita civile della loro comunità;</p>
<p>2. ampliamento della partecipazione dei giovani al sistema della democrazia rappresentativa;</p>
<p>3. maggior sostegno alle varie forme di apprendimento della partecipazione.</p>
<p>Precipitato dell’elemento partecipazione risulta essere il coinvolgimento dei giovani nella vita pubblica.</p>
<p>In linea di massima, i giovani vogliono promuovere la democrazia e soprattutto esserne gli attori. È emersa però una certa diffidenza rispetto alle strutture istituzionali. I giovani si identificano meno che in passato nelle strutture tradizionali dell’azione politica e sociale (partiti, sindacati) e la loro partecipazione alle consultazioni democratiche è debole. Le organizzazioni dei giovani risentono anch’esse di questa situazione e avvertono il bisogno di rinnovarsi.</p>
<p>Ciò non significa affatto che i giovani si disinteressino alla vita politica. La maggior parte di loro dimostra una chiara volontà di partecipare e di influenzare le scelte della società, ma secondo forme d’impegno più individuali e più specifiche, al di fuori delle vecchie strutture e dei vecchi meccanismi di partecipazione. Spetta alle autorità pubbliche colmare il fossato che separa la volontà di espressione dei giovani e le modalità e le strutture offerte a tal fine dalle nostre società, se non vogliono alimentare il deficit di cittadinanza o addirittura incoraggiare la contestazione.</p>
<p>I giovani affermano il loro ruolo di cittadini responsabili. A questo titolo desiderano essere maggiormente associati alla vita della collettività e vogliono pronunciarsi sulle tematiche più svariate. Questa volontà di partecipazione deve potersi esprimere a diversi livelli – da quello locale a quello regionale &#8211; e la partecipazione dei giovani non può essere limitata alla sola consultazione e ancor meno a sondaggi d’opinione, ma deve includere i giovani nel processo decisionale. L’Europa, peraltro, chiede che si debba incoraggiare la partecipazione, senza escludere nessuno e questo significa che la si dovrà agevolare per tutti coloro che incontrano più difficoltà e aprire maggiormente le strutture attuali ai giovani non appartenenti a organizzazioni.</p>
<p>Corollario indispensabile allo sviluppo di questa cittadinanza attiva è quello dell’informazione, che è un ambito da cui i giovani si attendono molto: consapevoli che i campi da coprire sono ampi (occupazione, condizioni di lavoro, alloggi, studi, salute ecc.) e che vanno al di là di un’informazione sui programmi comunitari, le loro aspettative vertono in primo luogo sul riconoscimento del fatto che c’è un bisogno da soddisfare. I principali punti da sostenere e incoraggiare sono:</p>
<p>– promuovere studi e indagini, raccogliere dati e diffondere informazioni relative alla condizione giovanile, in tutti i suoi aspetti;</p>
<p>– valutare l&#8217;impatto sulla condizione giovanile delle politiche regionali;</p>
<p>– curare iniziative tendenti a innalzare i livelli della formazione, favorire l&#8217;inserimento sociale e lavorativo dei giovani, incentivare lo sviluppo di forme di imprenditorialità giovanile;</p>
<p>– esercitare un&#8217;azione di impulso e di supporto nei confronti dei singoli Assessori, volta a favorire l&#8217;adozione di provvedimenti di loro competenza e conseguire una politica coordinata a favore dei giovani;</p>
<p>– promuovere l&#8217;adempimento di convenzioni internazionali, direttive e regolamenti comunitari, concernenti settori a forte impatto per la condizione giovanile nell&#8217;ambito delle proprie competenze. La partecipazione è realizzata in prima battuta attraverso i Forum regionali della gioventù cui è data facoltà di predisporre gli opportuni strumenti di informazione rivolti ai giovani.</p>
<p>Obiettivo deve essere il dialogo con il Forum Europeo della Gioventù, fondato nel 1979 per rappresentare le organizzazioni giovanili a livello europeo e per avviare un dialogo con i giovani. È composto dai consigli giovanili nazionali degli Stati membri dell’UE e da organizzazioni giovanili internazionali non governative.</p>
<p>Intrattiene contatti continui e comunicazioni con i membri, che riuniscono complessivamente milioni di giovani, e con i giovani a titolo personale. Persegue l’obiettivo di allargare la propria rappresentanza. Il Forum ha acquisito competenze significative nel settore dell’animazione della gioventù, della politica della gioventù, dei settori non governativi della gioventù e delle questioni della società civile. È rappresentato nei gruppi di lavoro della Commissione europea e partecipa alla selezione dei progetti nel quadro del programma GIOVENTÙ. Le aree regionali dunque devono aver cura di iniziative tendenti a innalzare i livelli della formazione, favorire l&#8217;inserimento sociale e lavorativo dei giovani, incentivare lo sviluppo di forme di imprenditorialità giovanile, e conseguire una politica coordinata a favore dei giovani, anche promuovendo l&#8217;adempimento di convenzioni internazionali, direttive e regolamenti comunitari concernenti settori a forte impatto per la condizione giovanile nell&#8217;ambito delle proprie competenze. Alla luce di tutti gli accordi euro mediterranei e seguendo le linee guida del trattato di Barcellona, lo sviluppo delle risorse umane nel settore della cultura, dagli scambi culturali, la conoscenza di altre lingue, attuazione di programmi educativi e culturali rispettosi delle identità culturali, riveste un ruolo significativo e strategico sul piano delle relazioni per la cooperazione e la collaborazione in senso più ampio nel bacino del Mediterraneo; rilevante è la necessità di coinvolgere la società civile nel partenariato euromediterraneo; il rafforzamento degli strumenti della cooperazione decentrata per favorire gli scambi tra i diversi settori dello sviluppo rende necessario considerare i giovani come risorsa su cui investire, non trascurando il loro ruolo di cittadini consapevoli, critici e attivi, che devono essere protagonisti dello sviluppo complessivo della società.</p></div>
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		<title>DALL&#8217;EUROPA AL MEZZOGIORNO</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 12:04:47 +0000</pubDate>
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<p>Sto seguendo quotidianamente, tramite il sito <a href="http://www.giannipittella.ilcannocchiale.it/"><span style="color:#265e15;">http://www.giannipittella.ilcannocchiale.it</span></a>, il viaggio dell’ Europarlamentare Pittella con Mezzogiorno Europa nel “mio” amato Meridione.</p>
<p>Trovo questa iniziativa di un potenziale enorme per lo sviluppo del Mezzogiorno e dell’Italia, ed è un grande piacere vedere tanti posti che ho conosciuto personalmente (Napoli, Salerno..) affrontate con Pittella le tematiche del futuro (Innovazione, Energia, Euro Mediterraneo).</p>
<p>Credo, infine, che sarebbe ottimo se facessimo sentire, come Innovatori Europei, il nostro contributo a questo viaggio, che a mio avviso può e deve aprire legami tra il Sud e l’Europa, per affrontare meglio la complessità che in questi anni ha invaso le nostre vite, e a cui si può rispondere solo come cittadini, studenti, ricercatori, lavoratori, imprenditori, movimenti, network e politici EUROPEI.</p>
<p>Ho per questo messo in copia Gianni Pittella, nel caso qualcuno voglia partecipare al suo viaggio nel Mezzogiorno.</p>
<p>Massimo Preziuso</p>
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		<title>L’Unione per il Mediterraneo: verso una Global Mediterranean Policy?</title>
		<link>http://innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/2008/07/16/l%e2%80%99unione-per-il-mediterraneo-verso-una-global-mediterranean-policy/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 14:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>

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		<description><![CDATA[
         



 
          Il passato 9 luglio si è concluso, in Giappone, il vertice dei G8, dove le più importanti potenze economiche mondiali hanno trattato alcuni degli argomenti che, dal 13 luglio, sono destinati a convertirsi, anche, in oggetto di progetti regionali del e per il Mediterraneo.
Si tratta di ambiente, crisi energetica ed energie alternative che, a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=30&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="posttitle">
<h2><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">         <a href="http://innovatorieuropei.com/editoriali/2008/07/16/unione-il-mediterraneo/"><img src="http://www.innovatorieuropei.com/media/img_edit/mediterraneo.bmp" alt="" width="529" height="142" /></a></span></h2>
</div>
<div class="entry">
<div class="snap_preview">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">          Il passato 9 luglio si è concluso, in Giappone, il vertice dei G8, dove le più importanti potenze economiche mondiali hanno trattato alcuni degli argomenti che, dal 13 luglio, sono destinati a convertirsi, anche, in oggetto di progetti regionali del e per il Mediterraneo.</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Si tratta di ambiente, crisi energetica ed energie alternative che, a livello regionale, devono diventare vettori per il co-sviluppo del  Mediterraneo, secondo quanto previsto dall’Unione per il Mediterraneo (UPM). È questa, invece, una delle regioni al mondo con maggiori squilibri economici (il reddito pro capite è, in media, 10 volte superiore nella sponda Nord rispetto a quello della sponda Sud), oltre ad essere scenario di gravissime tensioni (Algeria-Marocco, Turchia-Cipro, Siria-Libano, per esempio) o, addirittura, conflitti diplomatici (come quello israelo-palestinese). La scelta di queste tematiche come vettori del co-sviluppo (e perciò della creazione di una zona di pace e stabilità) convince sicuramente di più i Paesi europei che quelli della sponda Sud del Bacino, più preoccupati a risolvere problemi come impiego e migrazioni. </span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">L’UPM, ideata e lanciata dall’attuale Premier francese nonché Presidente di turno europeo, Nicolas Sarkozy, si propone perciò come un progetto di carattere economico-ambientale che cerca di assumere una dimensione più realistica e democratica rispetto al suo “predecessore”, il Partenariato Euromediterraneo (PEM). </span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Innanzitutto, l’UPM dovrebbe essere più democratica, giacché amplia la partecipazione a 43 Paesi (i 27 Paesi dell’UE e tutti i Paesi che affacciano sul Mare Nostrum – al Vertice di Parigi non hanno però partecipato né il Marocco, a causa della questione algerina, né la Libia –) e stabilisce una doppia presidenza di turno (un partner del Nord e uno del Sud), con l’idea di superare la grave assimmetria tra le due sponde del Bacino.</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">D’altra parte, si presenta come più realistica, poiché prevede la realizzazione di progetti concreti, non più di politiche (come prevedeva il PEM). Ciò dovrebbe fornire un carattere più concreto e pratico all’UPM, rispetto a quanto suppone l’ideazione di politiche, sicuramente molto più ambiziose, da un punto di vista ideale, ma difficilmente realizzabili, da un punto di vista pratico. </span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">I progetti inizialmente previsti sono 6, riguardanti: il disinquinamento del Mediterraneo, la costruzione di autostrade marittime e terrestri per migliorare le fluidità del commercio fra le due sponde del Mediterraneo, il rafforzamento della protezione civile – tenuto conto dell’aumento dei rischi regionali legati al riscaldamento climatico –, <span> </span>la creazione di un piano energetico solare mediterraneo, lo sviluppo di una università euromediterranea – già inaugurata a Portoroz, in Slovenia – e una iniziativa di sostegno alle piccole e medie imprese.</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Nella realizzazione dei progetti si pone un problema fondamentale per quanto riguarda le risorse economiche di cui dovrà disporre l’UPM (ed è questo uno dei nodi gordiani del progetto di Sarkozy): per il momento, non ci sono soldi a disposizione. Bruxelles ha già presentato il piano di bilancio fino al 2013, che non prevede fondi aggiuntivi a favore dell’Unione per il Mediterraneo. Secondo gli stessi leader, saranno benvenuti donatori internazionali, tali come la Banca Mondiale, la BEI e la Banca Africana. L’appello vero è rivolto, però, agli investitori privati: gli Stati euro-mediterranei sperano che le industrie interessate ad investire nei Paesi del Sud aumentino. </span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Questo ci pone di fronte a due questioni:</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">· una di carattere esclusivamente economico, ovvero riguardo la dimensione vera dei progetti dell’UPM: ad esempio, la Commissione Europea ha presentato un rapporto, nel quale sostiene che ci vogliono almeno due miliardi di euro per ripulire l’80% del Mediterraneo…</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">· l’altra, di carattere più politico, che si riferisce all’approccio che gli investitori privati vorranno dare ai diversi progetti che propone l’UPM e, perciò, al difficile rapporto che essi potranno avere con il co-sviluppo.</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">La mancanza di una maggiore partecipazione economica da parte dell’Unione Europea sorprende fortemente, in quanto contrasta con la posizione assunta, negli ultimi mesi, da Bruxelles, che ha cercato (fino a riuscirci) di convincere la Francia sulla necessità di impostare l’UPM non come un <em>club</em> intra-mediterraneo, ma Euro-mediterraneo (il nome ufficiale è diventato addirittura “Processo di Barcellona: Unione per il Mediterraneo”), dove l’assenza dei 27 dell’UE avrebbe votato l’UPM ad un fallimento sicuro.</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Il carattere intra-regionale che Sarkozy aveva previsto per l’UPM (alla quale originariamente dovevano partecipare solo i Paesi dell’UE che affacciano sul mare, più tutti i Paesi della sponda Sud), rappresentava sicuramente uno dei punti più controversi del progetto. Da una parte, attribuiva il potere decisionale ai Capi di Stato e di Governo di tutti i Paesi mediterranei (inclusi quelli dell’UE), anche se ciò avrebbe potuto dare luogo a conflitti tra l’UE e l’UPM: una decisione poteva prendersi, in sede UE in un senso e in seno all’UPM in un altro,<span>  </span>diametralmente opposto. Questa questione si lasciava però in sospeso. D’altra parte, costituiva sicuramente il punto più interessante del progetto, giacché segnava la grande differenza con il PEM e donava all’UPM una forza particolare, dovuta sicuramente all’interesse diretto di tutti i partner nella realizzazione dei progetti.</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">La possibilità di avviare una Global Mediterranean Policy c’è ancora, anche se dipende, in gran parte, dal modo in cui si decideranno di impostare i particolari organizzativi, decisione rinviata a novembre e che verrà presa non già dai Capi di Stato e di Governo, ma da Ministri degli Esteri, come si prevedeva per il PEM.</span></p>
<p style="text-indent:36pt;text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">                                                                                      </span><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Ainhoa Agullò – Innovatori Europei / Europa</span></p>
</div>
</div>
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	</item>
		<item>
		<title>YUNUS E LA &#8220;BANCA DEI POVERI&#8221;</title>
		<link>http://innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/2008/06/23/yunus-e-la-banca-dei-poveri/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2008 09:12:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[microcredito]]></category>
		<category><![CDATA[yunus]]></category>

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		<description><![CDATA[

YUNUS: Con il Crédit Agricole la &#8220;Banca dei poveri&#8221; si concretizza sempre di piu&#8217; in Europa. 
Auspicabile in futuro un maggior coinvolgimento anche degli istituti italiani.
Lo storico accordo tra il premio Nobel 2006 per la pace Muhammed Yunus ed il presidente di Crédit Agricole Georges Pauget consolida in Europa le basi in materia di microfinanza.
Creata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=29&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="column1-unit">
<p><img src="http://www.innovatorieuropei.com/media/img_edit/muhammad_yunus-.bmp" alt="" /></p>
<p><strong>YUNUS: Con il Crédit Agricole la &#8220;Banca dei poveri&#8221; si concretizza sempre di piu&#8217; in Europa. </strong></p>
<p>Auspicabile in futuro un maggior coinvolgimento anche degli istituti italiani.</p>
<p>Lo storico accordo tra il premio Nobel 2006 per la pace Muhammed Yunus ed il presidente di Crédit Agricole Georges Pauget consolida in Europa le basi in materia di microfinanza.</p>
<p>Creata tra Crédit e Grameen Bank una fondazione alla pari in joint venture, con sede in Lussemburgo, con un capitale iniziale di 50 milioni di Euro.</p>
<p>Si ricorda che la Grameen Bank, altresì nota ai media come “banca dei poveri”, è dal 1976 che opera in Bangladesh, dove ha ancora il suo quartiere generale.</p>
<p>Con la mission di sviluppare iniziative imprenditoriali tra le classi meno abbienti, la Grameen sta in tutto il mondo vincendo la sua scommessa di business: “Prestare danaro alla povera gente non solo è eticamente ammirevole ma, a conti fatti, è anche economicamente redditizio”.</p>
<p>Come infatti l’economista Yunus tiene ad esibire in tutte le sessions cui partecipa, i dati del suo istituto sono in tal senso inequivocabili:</p>
<p>- Un capitale sociale di 6 miliardi di dollari Usa;</p>
<p>- Il Fiscal Year 2006 chiuso con un saldo attivo netto di bilancio di 20 milioni di dollari;</p>
<p>- 100 i paesi del mondo attualmente interessati;</p>
<p>- 7 milioni di clienti a livello global ancora prevalentemente concentrati nella penisola indiana (di cui il 97% donne);</p>
<p>- Un mercato potenziale di 1,5 miliardi di clienti per un valore di circa 300 miliardi di dollari come target di affidamenti, nonchè un trend di crescita annuo del 20-30%;</p>
<p>- Un tasso di rientro per i prestiti che supera addirittura il 99% (percentuale nettamente superiore agli standard delle concessioni del credito classico);</p>
<p>- Una formula vincente: Gli investitori molto spesso sono gli stessi debitori, a suo tempo incoraggiati (nel 93% dei casi di finanziamento) ad acquistare quote dell&#8217;istituto di credito e a diventarne così comproprietari.</p>
<p>Ad essere premiato da questo nuovo modo di “fare banca” è senza dubbio il desiderio di riscatto e la creatività dei soggetti beneficiari dei finanziamenti.</p>
<p>Il diritto al credito, quale nuova nozione nel vocabolario dei diritti umani, viene ad assumere dimensioni di vera e propria pietra miliare nei processi di pace internazionali.</p>
<p>Il raggiungimento di equilibri di distensione, infatti, transita indissolubilmente per contesti in cui a dominare sono l’equilibrio economico ed un’ equa distribuzione delle risorse.</p>
<p>Questa l’ottica in cui a Yunus è stato riconosciuto il Nobel due anni fa: Premiato proprio per la pace anziché per l’economia, interpretata, quest’ultima, come mezzo per il perseguimento della prima.</p>
<p>Vuoto per pieno il ‘Social Business’ messo in piedi in questi 30 anni dal benefattore di Chittagong, la comunità rurale del Bangladesh dove l’iniziativa partì, in prospettiva sarebbe in grado di emancipare dalla povertà il 60% della popolazione mondiale.</p>
<p>Ciò, ovviamente, qualora ci fosse un disegno politico di sostegno da parte dei diversi paesi.</p>
<p>Per tornare al Crédit Agricole, piu’ che blasonata istituzione creditizia transalpina, questa è stata la prima banca a stringere contatti con la Grameen per la realizzazione di un progetto comune di sviluppo del “credito etico”.</p>
<p>C’è da scommettere che i francesi avranno saputo fare bene i loro calcoli, non solo alla luce dei numeri di cui sopra, ma anche e soprattutto,se confrontati, dei “risicati” andamenti di crescita degli istituti di credito tradizionali occidentali.</p>
<p>Microleasing e microfactoring sono in agenda i due settori nei quali la neonata joint venture ha intenzione di cimentarsi nell’immediato; questi, oltre alla creazione di un fondo etico entro il 2009 dedicato alla microfinanza.</p>
<p>Il raggiungimento di 100 milioni di Euro di surplus, rispetto ai 50 milioni già stanziati all’inizio, sono stati considerati l’obiettivo sfidante per ampliare subito dopo il raggio d’azione geografico e potenziare così il mercato africano (avvalendosi dei canali creditizi dei paesi francofoni, soprattutto dell’area maghrebina).</p>
<p>In sintesi, diciamo che di carne al fuoco con questo matrimonio d’interessi ne è stata messa eccome.</p>
<p>Calandoci nella realtà nostrana, c’è da dire che, se in generale l&#8217;Europa non è stata sorda al richiamo etico e solidaristico dell&#8217;economista bengalese, l’Italia fino ad ora si è limitata a dei timidi approcci.</p>
<p>Il Bel Paese ha infatti attivato poco piu’ del 20% dei programmi microcreditizi europei, con circa 350 entità beneficiarie (pari all&#8217;1% della quota continentale), mentre le stime ufficiali del Bollettino statistico della Banca d&#8217;Italia, per l’arco temporale 2001/2005, hanno certificato che sono stati erogati soltanto 550 mila euro circa di microcrediti&#8230;</p>
<p>Della serie: Si può dare di piu’.</p>
<p>Per concludere con alcune mie considerazioni, penso sia indubbio che la realtà occidentale si presenti differente da quella terzomondista e dei principali paesi emergenti dove il bisogno di certi interventi è maggiormente sentito.</p>
<p>Ad ogni modo una cosa è certa: Parlare sempre di piu’ di finanza etica farà bene all’opinione pubblica&#8230;. Farà riflettere sugli ancora elevatissimi guadagni che i nostri istituti di credito realizzano sulla pelle della collettività.</p>
<p>Si comincia a proporre di tassare le banche e si scomoda come al solito Robin Hood, intitolandone addirittura una tax&#8230;.:Mi sta bene per carità&#8230;..</p>
<p>Mi auspico però che si continui su questa strada, che si dia, consentitemi il gioco di parole, un “taglio alla forbice” ancora troppo larga tra tassi debitori e tassi creditori cui la clientela è sottoposta.</p>
<p>Ritengo che se si arrivasse ad avere delle banche “formato public company” nel vero senso della parola (la formula della partecipazione azionaria della Grameen naviga in questa direzione&#8230;), forse la musica cambierebbe davvero&#8230;&#8230;</p>
<p>Sperare è d’obbligo</p>
<p>Mauro Stefanelli</p></div>
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	</item>
		<item>
		<title>CONSIDERAZIONI SULL&#8217;EUROPA</title>
		<link>http://innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/2008/06/15/considerazioni-sulleuropa/</link>
		<comments>http://innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/2008/06/15/considerazioni-sulleuropa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 20:11:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[


Una riforma federalista che si doveva fare prima di allargare l’Europa comunitaria.
di Riccardo Sani
Parte di politici ed di attenti osservatori del processo di integrazione politica dell’Europa ritiene che l’allargamento dell’Unione Europea non sia efficaciemente realizzabile con le attuali istituzioni, assolutamente carenti nelle competenze e quindi inutile se non controproducente per una vera integrazione politica..
In effetti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=28&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="main-content">
<div class="column1-unit">
<p><a href="http://innovatorieuropei.com/editoriali/2008/06/14/considerazioni-sulleuropa/"><img src="http://www.innovatorieuropei.com/media/img_edit/europa.bmp" alt="" /></a></p>
<p>Una riforma federalista che si doveva fare prima di allargare l’Europa comunitaria.</p>
<p>di Riccardo Sani</p>
<p>Parte di politici ed di attenti osservatori del processo di integrazione politica dell’Europa ritiene che l’allargamento dell’Unione Europea non sia efficaciemente realizzabile con le attuali istituzioni, assolutamente carenti nelle competenze e quindi inutile se non controproducente per una vera integrazione politica..</p>
<p>In effetti , se non vogliamo usare volutamente il paraocchi, organi e meccanismi decisionali, già oggi in difficoltà, impostati per governare allora “un&#8217;Europa a SEI” non possono correttamente funzionare per un organizzazione con 27 stati membri.</p>
<p>Le istituzioni dell’Unione sono già del tutto incapaci di gestire i problemi che devono affrontare, specie in politica estera ed armonizzazione fiscale, e che, con l’avvento dell’EURO, sono aumentati in modo esponenziale !</p>
<p>I numerosi incontri al vertice dei massimi esponenti istituzionali europei, per concordare sulla ormai da tempo superata proposta intergovernativa di Giscard d’Estaing, non avevano partorito nulla di risolutorio per rimediare a tutto ciò. Dopo la bocciatura di Olanda e Francia il panorama era decisamente nero.</p>
<p>Le riunioni successive sono sfociate nel concordato di Lisbona, ora all’approvazione dei singoli stati europei, avevano sollevato molte aspettative ma purtroppo nell’ambiente aleggiava chiaramente lo scontro fra spirito e concetto intergovernativo e spirito e concetto federalista. Ed anche questa volta il risultato è demoralizzante in quanto lo spirito intergovernativo ha vinto ancora.</p>
<p>In realtà politica estera ed interna imporrebbero fin da ora e con estrema urgenza di fare fronte al deficit democratico che l’Unione Europea presenta ! Un Parlamento europeo con reali competenze legislative, una Commissione europea, eletta dal Parlamento, trasformata in un vero governo esecutivo, un Consiglio dei ministri, attuale rappresentante della più deprimente situazione intergovernativa, strutturato come un Senato della Federazione, sono necessari come il pane quotidiano .</p>
<p>L’evidenza del deficit democratico è tale da dispensare di fornire qualsiasi prova in merito ed è facile affermare che la situazione di stallo è da addebitare ai politici europei di vertice, gelosi detentori e conservatori dei loro egoismi e poteri nazionali, e non certo alla popolazione europea.</p>
<p>Occorre pure sottolineare che accanto alla mancanza di una vera visione strategica da parte dei massimi esponenti politici dei vari paesi esiste una sorda e tenace resistenza da parte delle burocrazie degli stati nazionali che dopo la moneta unica non vogliono perdere altre fette di sovranità a favore di Bruxelles.</p>
<p>D’altra parte la moneta unica contiene in sè un enorme potenziale acceleratore del processo di riorganizzazione delle realtà economiche europee per quanto riguarda i criteri di maggiore concorrenza e di superamento dei monopoli nazionali.</p>
<p>Purtroppo questo potenziale è stato limitato dalla lentezza con la quale si muovono i singoli Governi che considerano ancora alcuni settori “di importanza strategica”, in un panorama che è ormai completamente diverso. Se a tutto ciò aggiungiamo l’incapacità a risolvere i temi del welfare che servono per procedere ad una ricollocazione delle risorse di capitale e lavoro in settori con maggiore produttività, ecco chiarita una ulteriore limitazione del potenziale EURO.</p>
<p>Occorreva quindi impegnarsi una buona volta sulla strada che porta all’allargamento ma facendola precedere da una proposta di riforma istituzionale di carattere federalista dell’Unione che permetta di funzionare poi nel nuovo contesto !</p>
<p>Molti se ne rendono conto ma pochi sono coscienti dell’importanza della posta in gioco, specie fra le file di molte formazioni politiche . Purtroppo il lieder Veltroni appare pressochè insensibile al problema. Berlusconi lo era ancor più in precedenza.</p>
<p>E’ essenziale rendersi conto che il sistema intergovernativo attualmente operante è giunto al capolinea e ci si trova volente o nolente , davanti alla necessità di un salto di qualità finale che è quello del trasferimento della sovranità, per un certo numero di competenze, dagli stati-nazione ad una Federazione Europea.</p>
<p>Non esito a dire che ciò è l’unica condizione per evitare il rischio della dissoluzione di quanto già costruito, tenendo anche conto che la globalizzazione sta svuotando progressivamente questi stati europei di molti poteri. Sarebbe ridicolo da parte dei governi un arroccamento su sovranità nazionali ormai irreversibilmente destinate ad una forte limitazione in presenza della situazione mondiale. Bene pubblico, tutela della sicurezza, benessere e dignità nell’ambito internazionale impongono il salto di qualità.</p>
<p>Bisogna difendere il primato della politica ma ristabilendola in un contesto europeo affinchè essa non sia soltanto una vuota parola.</p>
<p>Tutto questo non comporta la perdita di valori linguistici, culturali e morali. Al contrario questi trarrebbero vigore dal fatto che verrebbero sostenuti in un ambiente politico stabile all’interno europeo e forte nei rapporti internazionali.</p>
<p>Mi pare quindi logico affermare che tutto ciò non sia concepibile nell’ambito di un semplice allargamento dell’Unione e potrebbe realizzarsi solo in un ambito dove il grado di interdipendenza sia forte e la maturità di un opinione pubblica, grazie all’esperienza fin troppo lunga del processo di integrazione, sia maggiore. Perciò una ipotesi logica e proponibile ancora appare quella che solo i paesi che lo desiderano potrebbero formare il nucleo federale all’interno dell’Unione, a partire dal quale si svilupperebbe poi probabilmente una grande federazione che comprenda gli altri paesi. Ricordiamo a proposito la storia degli Stati Uniti d’America ed il progetto per la creazione di un primo nucleo duro aperto poi a tutti dell’ex presidente della Germania Kohl.</p>
<p>Nb:Giunge ora la notizia della bocciatura del Trattato di Lisbona da parte dell’Irlanda !!!</p>
<p>Questo è il risultato di avere volutamente ignorato il popolo europeo e non avere voluto proporre una autentica Costituzione federale dell’Europa da parte dei primi ministri di questi superatissimi staterelli europei e dalla grande maggioranza dei vertici dei partiti che vivono ancora nella miseria intellettuale e culturale di un egoismo di potere nazionalista che ci condanna all’impotenza nel mondo !!!</p></div>
</div>
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		<title>Da Napoli per costruire la nuova Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 09:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>

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In un momento tanto significativo per la storia del processo di integrazione europeo, il PSE e il suo Gruppo Parlamentare terranno a Napoli, dal 10 al 12 giugno prossimi, il tradizionale appuntamento annuale di incontro, confronto e riflessione sui principali dossier all’attenzione delle istituzioni comunitarie. Abbiamo scelto l’Italia, per la sua lunga tradizione europeista, per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=26&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://innovatorieuropeieuropa.files.wordpress.com/2008/06/cartina-europa-satellite.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-27" src="http://innovatorieuropeieuropa.files.wordpress.com/2008/06/cartina-europa-satellite.jpg?w=300&#038;h=235" alt="" width="300" height="235" /></a></p>
<p>In un momento tanto significativo per la storia del processo di integrazione europeo, <strong><a href="http://mezzogiornoeuropa.it">il PSE e il suo Gruppo Parlamentare terranno a Napoli, dal 10 al 12 giugno prossimi</a></strong>, il tradizionale appuntamento annuale di incontro, confronto e riflessione sui principali dossier all’attenzione delle istituzioni comunitarie. Abbiamo scelto l’Italia, per la sua lunga tradizione europeista, per il suo impegno profuso nel corso degli anni per la costruzione dell&#8217;Europa e per conoscere da vicino il senso della novità politica maturata nel campo riformista con la nascita del PD. E&#8217; nostra intenzione approfondire forme di cooperazione e discussione con questa nuova forza politica, oltre che con le altre componenti nazionali storicamente già legate all’esperienza del socialismo europeo.</p>
<p>E abbiamo scelto, in particolare, la città di Napoli perché il suo pluralismo culturale, le sue tradizioni storiche e civili, il suo essere naturalmente crocevia di popoli ed esperienze diverse, al centro del Mediterraneo, ci offre la possibilità di svolgere un lavoro di analisi ed elaborazione alimentato da spirito politico e culturale aperto alle contaminazioni ed al dialogo.  Dell’ospitalità che riceveremo ringraziamo anzitutto il sistema delle autonomie locali, a cui presentammo nelle scorse settimane tale opportunità, incontrando grande interesse e disponibilità. Non è nostra intenzione, in qualunque Paese si sia svolto il meeting, vivere tale appuntamento in maniera avulsa rispetto al contesto politico, istituzionale, culturale, economico e civile della realtà ospitante. Meno che mai, ovviamente, lo sarà questa volta. Non ci sfuggono, infatti, il forte travaglio e le complesse difficoltà che stanno<br />
Napoli è una grande città europea, una importante capitale mediterranea, e proveremo ad offrire un contributo di idee ed iniziative affinchè tale dimensione esca, in piccola parte e per ciò che è nelle nostre possibilità, rafforzata e rilanciata.  I Parlamentari europei dei 27 Stati Membri che parteciperanno all’incontro potranno constatare con mano che Napoli non è solo degrado ambientale o emergenza criminale e comunque, anche su questi drammatici problemi, per quanto di competenza dell’Assemblea di Strasburgo, il Gruppo Pse è pronto e disponibile a collaborare e a fare la sua parte.  Mentre discutiamo di come dare rapida attuazione alle positive innovazioni istituzionali introdotte con il Trattato di Lisbona, e mentre valutiamo le prospettive della nuova Politica di Vicinato per fare dell’Unione Europea un importante global player dello scenario internazionale che basi la propria autorevolezza sull<br />
Un piccolo, ma ci auguriamo significativo e simbolico, contributo per rendere più concreto l’impegno a &#8220;costruire insieme la nuova Europa&#8221;.<br />
<em><br />
Martin Shulz<br />
Gianni Pittella</em></p>
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		<title>Roma, al via il Master sulla finanza Islamica di ISME</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 17:21:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>innovatorieuropei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Euro Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[finanza islamica]]></category>
		<category><![CDATA[ISME]]></category>
		<category><![CDATA[master]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono felice per questa notizia. E&#8217; partito il Master in Finanza Islamica, ideato da ISME, di cui ho il piacere di far parte insieme ad altri amici Innovatori Europei. Un augurio particolare al Presidente Ermanno Mantova di cui ho avuto modo di apprezzare l&#8217;impegno e la passione messa in questa attività, da lui ideata e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=24&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://innovatorieuropeieuropa.files.wordpress.com/2008/05/logo-isme.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-25" src="http://innovatorieuropeieuropa.files.wordpress.com/2008/05/logo-isme.jpg?w=129&#038;h=98" alt="" width="129" height="98" /></a></p>
<p>Sono felice <a href="http://innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/index.php/isme_site"></a>per questa notizia. E&#8217; partito il Master in Finanza Islamica, ideato da ISME, di cui ho il piacere di far parte insieme ad altri amici Innovatori Europei. Un augurio particolare al Presidente Ermanno Mantova di cui ho avuto modo di apprezzare l&#8217;impegno e la passione messa in questa attività, da lui ideata e portata avanti.</p>
<p>Massimo Preziuso</p>
<p> </p>
<p><strong>Roma, al via Master sulla finanza Islamica (</strong><a href="http://web.ismeinstitute.org"><strong>Isme</strong></a><strong>)</strong></p>
<p>08/05/2008 11.00</p>
<div class="floatL w515 pT15 pleft5"><span class="t2">Crescono le dimensioni e l&#8217;interesse verso la finanza islamica e anche il mondo della formazione inizia ad adeguarsi: da questo autunno partirà a Roma un Master in «Mediterranean and Arab Finance and Banking», organizzato dall&#8217;università La Sapienza di Roma in collaborazione con l&#8217;Istituto per gli studi economici e finanziari per lo sviluppo del Mediterraneo (<a href="http://web.ismeinstitute.org">Isme</a>). L&#8217;iniziativa è patrocinata dall&#8217;Associazione bancaria italiana (Abi) e dall&#8217;Union of Arab Banks (Uab) e si inserisce nell&#8217;ambito del memorandum d&#8217;intesa siglato dalle due organizzazioni a settembre scorso per promuovere le relazioni tra le banche italiane e quelle del mondo arabo. Il master, si legge sul Sole 24 ore di oggi, sarà internazionale, con lezioni esclusivamente in inglese tenute da professori dell&#8217;università, manager, professionisti e esperti di finanza rispettosa della sharia. Il corso, spiega Domenico Santececca, direttore dell&#8217;area corporate di Abi, «intende formare una particolare figura professionale che sarà sempre più richiesta dalle banche, in Italia ma soprattutto nell&#8217;intero sistema economico del Mediterraneo».</span></div>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/innovatorieuropeieuropa.wordpress.com/24/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=innovatorieuropeieuropa.wordpress.com&blog=2947887&post=24&subd=innovatorieuropeieuropa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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