di Riccardo Sani
Nonostante l’Europa abbia promosso per prima una politica europea di cooperazione con l’Africa e sia in testa alle sovvenzioni a suo favore è ormai evidente che l’operato fra UE ed Africa sta per essere superato da quello fra Cina ed Africa .
Il continente africano, con le sue enormi ricchezze minerarie, è un continente estremamente importante per il mondo sviluppato. Malgrado i gravissimi problemi di cui soffre, essa è anche un continente in forte crescita demografica che supera i pur consistenti decessi per motivi sanitari e presenza continua di tensioni-scontri e guerre di vario genere. Oggi ha una popolazione di circa 760 milioni ma si prevede una espansione nel giro di qualche decennio a circa due miliardi di persone.
Oggi la distribuzione della sua popolazione sul territorio è fortemente sperequata, anche per le vaste aree desertiche che la caratterizzano ma esistono già una quarantina di città con più di un milione di abitanti.
Di fronte a tale disordinato e tumultuoso sviluppo gli europei cercano di aggiornare e ridefinire i loro rapporti politici e commerciali con gli africani.
Purtroppo, come ha palesato nettamente la riunione svoltasi nel dicembre scorso a Lisbona fra paesi africani e paesi europei della UE, l’Europa nel suo complesso ha visto cominciare a scemare la sua influenza in tale continente con l’avvento della Cina sul piano economico e non solo sul piano politico-militare come era già avvenuto.
Forse vale la pena ricordare che la allora CEE nel 1975 aveva pattuito con i paesi dell’Africa il famoso “Accordo di Lomè” per promuovere un nuovo rapporto con i paesi di quell’area basato su uno scambio più equo tra stati industrializzati e stati in via di sviluppo.L’ultimo rinnovo di quell’accordo è avvenuto nel 2000 e scade nel 2020 .
Purtroppo i nuovi accordi imposti da WTO hanno spiazzato quella convenzione costringendo gli Stati europei a rinegoziare i rapporti commerciali con i paesi ACP, molti dei quali sono africani.
Malgrado la UE abbia offerto una progressiva eliminazione delle barriere doganali, la ridefinizione degli accordi non è stata accolta con favore da molti rappresentanti africani.
Il vertice di Lisbona ha consentito di confermare la sostanza strategica tra i 27 stati UE ed i 57 stati africani ma non ha risolto i disaccordi sulle nuove proposte di partenariato commerciale
(chiamato EPA) che dovrebbero in teoria sostituire i vecchi accordi. Queste proposte prevedono la sopressione dei dazi europei per i paesi ACP in cambio della liberalizzazione dei mercati di questi stati per i prodotti europei.
Questo nuovo corso però è stato definito da alcuni presidenti africani come non coincidente con gli interessi dell’Africa ! Essi hanno dichiarato che tali accordi sono favorevoli solo per gli europei in quanto gli africani non sono ancora pronti per una apertura totale dei loro mercati ed ora possono pure rivolgersi ad un altro interlocutore e cioè la Cina.
Recentemente infatti l’interesse di Pechino per il continente africano è testimoniato dalla realizzazione del Forum per la cooperazione cino-africana . La prima riunione si era tenuta già nel duemila.
Tra il presidente cinese Hu Jintao e vari rappresentanti africani si sono definite le nuove prospettive di collaborazione. Fra queste la cancellazione dei debiti con la Cina per i paesi più poveri, il raddoppio degli aiuti allo sviluppo, la concessione di prestiti diretti e la realizzazione di un fondo speciale per sovvenzionare le imprese cinesi che investono in Africa. Perfino l’offerta di formazione professionale per i lavoratori africani.
Occorre constatare che, dopo anni di crescita zero, l’Africa ha oggi un tasso di crescita di circa il 5% e si prevede da parte delle Nazioni Unite un progressivo aumento.
La Cina acquista petrolio( di cui ha una fame tremenda), gas naturale, cobalto.allminio, rame, carbone, oro, fosfati, diamanti ecc. In cambio costruisce infrastrutture come centrali elettriche, strade e ferrovie. Vende tecnologia e prodotti di ogni tipo a basso costo e spesso di qualità scadente ma pure armi, aerei ed elicotteri.
La differenza rispetto ad investimenti UE nel passato è che la Cina ha una enorme disponibilità di risorse finanziarie ed ha una velocità di realizzazione dei progetti che non ha concorrenza nel mercato europeo, diviso fra tanti stati non bene coordinati per mancanza di un potere sovranazionale. L’Unione Europea non è uno stato federale (come l’America per es.), non ha un governo europeo e perciò non ha potuto finora attuare una strategia unitaria per l’Africa.
Un esempio eclatante è quello che, nonostante gli accordi euro-africani della UE, Francia, Germania, Gran Bretagna ecc. continuano a sviluppare in Africa politiche estere e militari in moltissimi casi assolutamente divergenti , contrastanti e contradditorie.
Per la UE si sta profilando il pericolo di vedersi sottrarre in buona parte nell’area africana il controllo di fonti energetiche e di materie prime, su cui Cina ed India stanno facendo “man bassa”. Sul terreno politico gli europei non hanno saputo fornire strumenti per fronteggiare Il radicamento del fondamentalismo islamico, che per la loro incapacità ed ignavia sta avviandosi verso pericolosi successi.
Ne hanno saputo fare alcunchè per porre termine a dei regimi corrotti e dispotici. In tali settori le divisioni in staterelli ancora totalmente sovrani gli hanno resi pressochè inermi.
E’ vero che sul terreno monetario, grazie all’Euro, si è formata un’area di influenza monetaria consistente soprattutto lungo le coste mediterranee africane ma senza una adeguata capacità di governo europeo dell’Euro, questa situazione è precaria .
L’Africa in definitiva si sta rivelando un vero banco di prova per la sostenibilità del modello europeo di cooperazione nel campo poltico ed economico.
Allo stato attuale, con gli europei divisi ed incapaci di sviluppare una politica estera comune, sia commerciale che di sicurezza, questo modello attuale si sta dimostrando perdente.
La conseguenza sarà che l’Africa verrà lasciata dagli europei in balia delle proprie contraddizioni, pure ambientali ed in una stuazione di grande frammentazione e di scarsa democraticità.
Al contrario , se almeno in alcuni stati europei, memori di un minimo di dignità, a partire dalla Francia, dalla Germania e dall’Italia , emergesse la volontà necessaria per creare uno stato federale europeo come primo nucleo duro (vecchia proposta dell’allora primo ministro Kohl) si porrebbero le condizioni minime per aprire una nuova fase nei rapporti euro-africani e per l’avanzamento degli stessi processi di integrazione in varie zone dell’Africa, condizione indispensabile per un autentico sviluppo del continente.
