di Alessandro Massacesi
L’indipendenza dichiarata unilateralmente dal Kosovo ha prodotto uno strano effetto boomerang sulla politica estera europea. Quando infatti alcuni Governi europei – con eslcusione di quello spagnolo che ha mantenuto una linea più moderata riguardo all’indipendenza del Kosovo – hanno subito riconosciuto la Repubblica Kosovara non avevano previsto le probabili ripercussioni sulla stessa politica internazionale.
Nello stesso periodo gli sconfinamenti dell’esercito turco - attualmente in corso in Iraq nell’area della regione autonoma del Kurdistan iracheno a caccia dei guerriglieri del PKK – avevano sollevato il problema dei confini invalicabili tra Stati riconosciuti e le violazioni delle norme della Carta delle Nazioni Unite. In seguito ai bombardamenti dell’esercito israeliano sulla striscia di Gaza – dove si calcola abbiano perso la vita circa un centinaio di cittadini palestinesi - come risposta al lancio di razzi kassam, il rappresentante della Politica Estera Europea che si trova in questi giorni in Medio Oriente per i colloqui relativi alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese è stato redarguito dalle autorità israeliane riguardo alle critiche poste da alcuni Governi Europei al bombardamento della striscia di Gaza.
Ieri su Repubblica è apparso un articolo in cui le autorità israeliane rimproveravano l’Unione Europea per le critiche all’interventismo israeliano nella Striscia di Gaza, dichiarando che l’UE non può giocare sui principi dell’autodifesa degli Stati a proprio piacimento facendo riferimento agli sconfinamenti turchi in territorio iracheno a cui l’UE non si è opposta.
Qual’è dunque la sottile distinzione tra la ricerca dell’indipendenza, i principi di autodeterminazione dei popoli, il diritto all’autodifesa degli Stati, la violazione dei diritti umani e la lotta al terrorismo?
Questi temi sono i più delicati per la politica estera europea. Le Istituzioni europee che spingono all’allargamento dei confini dell’UE non considerano che l’espansione degli interessi economici europei non solo non coincide con quella di alcuni Paesi limitrofi (Russia, Moldava e Serbia ) ma spesso è destabilizzante per le aree del “vicinato” (Balcani e Medio Oriente) e si ripercuote addirittura sugli equilibri internazionali (come nel caso di Israele e Palestina, Turchia e Iraq).
L’indipendenza del Kosovo ha sicuramente riproposto, tornando a riaccendere i riflettori sui balcani, l’instabilità della Comunità internazionale – ma assieme agli sconfinamenti dell’esercito turco in territorio iracheno e con i bombardamenti israeliani su Gaza ha messo in serio imbarazzo l’Unione Europea ed il suo piano di Politica Estera che da una parte accetta l’indipendenza unilaterale del Kosovo, dall’altra non dimostra una forte contrarietà alle condizioni cui altre minoranze sono costrette dagli Stati Nazionali.
Questo doppio gioco dell’UE in politica estera non è chiaro ed anzi in termini di stabilità risulta assai azzardato. Da una parte stabilisce con facilità ed un pizzico di superficialità l’indipendenza di microstati, dall’altra non si accorge che così facendo apre un pericoloso precedente per la rottura degli equilibri presenti in altre Regioni, contribuendo dunque all’instabilità e non alla stabilità del proprio Vicinato.
